Si è conclusa la 33° edizione della Chianti Classico Collection 2026: 223 aziende partecipanti e 680 etichette in degustazione, tra cui 190 Riserva e 185 Gran Selezione. Numeri che confermano la vitalità di una denominazione storica e la centralità dell’evento nel panorama vitivinicolo italiano.


“Wine is Culture”: un’identità che affonda le radici nel 1716
Il leitmotiv scelto per il 2026, “Wine is Culture”, sintetizza la natura stessa del Chianti Classico. Dal 1716, quando Cosimo III de’ Medici definì per la prima volta i confini ufficiali della zona di produzione, il territorio tra Firenze e Siena si è configurato come un unicum in cui vino, paesaggio e storia convivono in modo indissolubile.
Castelli, pievi, ville-fattorie (circa 150), oltre 300 siti storici protetti, archivi e sistemazioni agrarie raccontano un patrimonio costruito nei secoli, dalle contese medievali alla stagione rinascimentale. Qui il vino non è solo prodotto agricolo, ma espressione di un sistema culturale stratificato: tradizione, architettura rurale, conoscenze tramandate, senso di appartenenza.
Il messaggio è chiaro: nel Chianti Classico il vino è cultura perché nasce e vive dentro una cultura.

Chianti Classico 2000: la ricerca che ha cambiato il volto della denominazione
Tra i momenti di approfondimento più significativi dell’edizione 2026, il focus sul progetto Chianti Classico 2000, programma di ricerca scientifica durato 16 anni e articolato in tre cicli, che ha contribuito a ridefinire la viticoltura della denominazione.
Il seminario ha visto la partecipazione dell’enologo Carlo Ferrini e la moderazione di Daniele Cernilli, fondatore di DoctorWine. Al centro dell’incontro, l’eredità lasciata dal progetto: la selezione clonale del Sangiovese, l’innalzamento della qualità media e la costruzione di un’identità contemporanea capace di coniugare territorialità e resilienza climatica.
Oggi quei “nuovi” cloni rappresentano uno strumento fondamentale per affrontare le sfide del cambiamento climatico senza perdere l’anima del territorio.
Nei calici debutta l’annata 2024
Protagonista della Collection è stata l’annata 2024, con una produzione complessiva di 305.000 ettolitri.
L’andamento stagionale ha registrato:
- un inverno regolare, con piogge ben distribuite;
- un anticipo vegetativo dovuto a un febbraio-marzo mite;
- una primavera fresca e piovosa, che ha rallentato lo sviluppo ma garantito buone riserve idriche;
- un’estate calda ma senza criticità grazie all’acqua accumulata;
- piogge di fine agosto e un significativo calo termico a settembre, con marcate escursioni giorno-notte.
La vendemmia è iniziata dopo metà settembre, protraendosi fino a metà ottobre nelle zone più tardive. Le uve sono arrivate in cantina in perfetto stato sanitario.
Il profilo dei vini 2024 si distingue per spiccata acidità, gradazioni alcoliche più contenute, grande eleganza e freschezza.
Il presidente Giovanni Manetti ha sottolineato come la 2024 ricordi per stile le grandi annate degli anni Novanta, grazie a un equilibrio che privilegia finezza e bevibilità.
Il Presidente Giovanni Manetti ha dichiarato: “Sono molto soddisfatto della vendemmia 2024 la sanità delle uve portate in cantina è stata perfetta, e noi produttori di Chianti Classico saremo ripagati dalle fatiche di una lunga raccolta con dei vini particolarmente eleganti e freschi, con uno stile che ricorda le grandi annate degli anni ’90.”
Non solo vino: l’oro verde e le eccellenze italiane
Accanto al vino, spazio anche all’Olio DOP Chianti Classico, con 32 oli in degustazione e 6 aziende presenti con banco dedicato.
La manifestazione ha inoltre ospitato importanti realtà DOP e IGP italiane, tra cui Parmigiano Reggiano DOP, Aceto Balsamico di Modena IGP, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop, Burrata di Andria IGP, Arancia Rossa di Sicilia IGP, Oliva La Bella della Daunia Dop, Pesca di Verona IGP, Riso Delta del Po IGP, Lenticchia di Altamura IGP e Pane di Altamura DOP, a conferma di un dialogo sempre più stretto tra le grandi denominazioni agroalimentari del Paese.
La 33ª Chianti Classico Collection ha ribadito il ruolo del Consorzio non solo come garante della qualità, ma come promotore di cultura e accoglienza enoturistica, in linea con le più recenti indicazioni europee.
In un contesto globale in cui il vino è sempre più racconto di identità, il Chianti Classico dimostra di possedere una narrazione autentica, radicata e condivisa.


